Il centro Athesis fa «tendenza»

TERRITORIO. IL COMPLESSO DI CASELLE HA IL PLAUSO DEGLI ARCHITETTI
La trasparenza crea il concetto di continuità tra spazi interni ed esterni dell'edificio
08/04/2009
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Il centro stampa Athesis di Caselle di Sommacampagna

Estetica e comunicazione in un nuovo linguaggio architettonico che esalta le potenzialità espressive e compositive della struttura. È il complesso del centro stampa Athesis a Caselle di Sommacampagna realizzato dall'architetto Stefano Beozzo, dove vengono stampati i quotidiani del gruppo, L'Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza e Brescia Oggi e citato nel periodico dell'Ordine degli Architetti, pianificatori, paesaggisti, conservatori della provincia di Verona «Indagine sullo stato dell'architettura veronese parte seconda: l'architettura degli spazi del lavoro», gennaio-aprile 2009. Il nuovo numero di «architettiverona» ha presentato un'indagine, promossa e realizzata dalla commissione iniziative editoriali dell'Oappc, sullo stato dell'architettura degli spazi del lavoro nella provincia di Verona.
Sei i reparti del centro stampa Athesis definito una «nuova architettura industriale» capace di elaborare un linguaggio che esce dagli schemi rigidi e precostituiti per giungere ad infondere «sensazioni di stupore ed armonia». La struttura si compone di elementi prefabbricati e al suo interno trovano posto l'area delle rotative di stampa, il reparto per la preparazione delle lastre, il magazzino deposito carta, il reparto spedizioni, l'area volume impianti elettrici e la palazzina degli uffici. Particolare l'aspetto che ne integra gli interni con l'esterno, ovvero la parte visibile dal tratto autostradale che corre lungo l'asse Milano-Venezia. Le facciate vetrate diventano perciò quell'elemento comunicativo che attraverso le trasparenze crea un genere di continuità tra gli spazi interni ed esterni. Una sorta di estensione del movimento che entro la struttura viene ad essere nelle rotative, mentre all'esterno nei veicoli che percorrono freneticamente l'autostrada. Concorre a rendere ancora più percettibile questo moto il l'incalzare della carta nelle sue fasi di stampa a cui si aggiunge l'incessante rincorrersi delle notizie che descrivono senza sosta il vivere quotidiano. All'esterno, un ponte in acciaio collega i volumi delle rotative; ad est e ad ovest gli elementi architettonici ne mantengono una formale continuità. Il complesso diviene, pertanto, una sintesi di pulizia formale nelle forme e negli spazi tecnici che si completa in un chiaro effetto plastico.
Esaminando la struttura appare immediato il messaggio d'invito ad osservarne l'interno, magari di sera quando l'illuminazione degli ambienti di lavoro si fa più forte. La sua fisionomia estetica richiama il concetto di «edificio industriale» dove le linee esterne seguono l'oggetto tecnologico interno svelando la sua vera funzione di «contenitore».
Il progetto sapiente nelle forme e nel messaggio prosegue nella direzione di proposta di una nuova cultura degli spazi di lavoro. Lo spunto interpretativo, quindi, parte dalla sua funzione tecnologica e si completa negli elementi ornamentali quali momenti di esaltazione che finiscono non con il confondere l'indagine su altri piani, ma con il mantenerne la catena di riferimenti essenziale alla percezione razionale della stessa struttura.
Un obiettivo raggiunto anche grazie alla scelta linguistica del progettista di avvalersi di vari materiali come il vetro, l'acciaio, il cotto e lo zinco-titanio che ha raggiunge un equilibrio che supera il concetto di «capannone industriale» ma pur sempre a favore di un'architettura caratterizzata da una forma «necessaria» a esprimere chiaramente i suoi «oggetti» più caratteristici. Il risultato è una chiara visione sul territorio nata da un serio dialogo tra professionisti e committenti lungo un percorso che apre a segnali alternativi al «tracciato piatto del capannone».[FIRMA]
Marco Cerpelloni

Marco Cerpelloni




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